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martedì 28 gennaio 2014

L'ANGELO E IL SOGNO



Era una calda mattina d’estate. A metà luglio l’aria in pieno centro era irrespirabile. Tania viveva sola a Torino, in via Giolitti, al terzo piano di un palazzo ancora senza ascensore. Il suo alloggio - un monolocale - era veramente minuscolo, ma non si poteva permettere altro, al momento. 



Era comunque riuscita a renderlo davvero accogliente. Ci aveva impiegato molto tempo, ma lo aveva arredato con stile e lo sentiva veramente suo. L’affitto era alto, però doveva ammettere che era comoda a tutto e, in particolare, non aveva problemi di spostamento nemmeno per andare al lavoro, infatti in meno di dieci minuti a piedi giungeva a destinazione. 

Il lavoro… già! Tania non era assolutamente soddisfatta. Faceva la segretaria in una piccola concessionaria. Di per sé amava le mansioni che le erano state affidate e le svolgeva con cura, ma non c’era affiatamento né con i colleghi, né con i due titolari. Ogni giorno arrivava con l’ansia addosso per paura di rimproveri, spesso e volentieri, ingiustificati. Per non parlare poi delle rare volte in cui aveva bisogno di un permesso… Era trattata come un oggetto più che come una persona. “Tania fai questo, Tania chiama quel cliente, ecc.”. e poi, neanche farlo apposta, quasi ogni giorno alle 17.55 le affidavano qualche incarico da sbrigare immediatamente, così lei era costretta a rimanere sul luogo di lavoro più del dovuto, ovviamente senza essere retribuita per quegli straordinari. Al momento, però, doveva resistere. Aveva bisogno di quel lavoro per vivere. Infatti non poteva contare sull’aiuto economico di nessuno. 

I suoi genitori l’avevano cresciuta “per obbligo” fino ai 18 anni e poi le avevano fatto chiaramente capire che in casa non era più ben accetta. Lei non ci era rimasta troppo male, perché in tutti quegli anni non aveva mai ricevuto un abbraccio, un bacio, un gesto d’affetto da parte loro. In compenso si era dovuta rimboccare le maniche e darsi da fare per trovare una sistemazione. 

Era riuscita, dopo qualche mese, a trovare quell’alloggio e lì si era sistemata. Non si poteva dire che avesse una vita sociale appagante. In realtà aveva una cara amica, Clara, che però da ormai due anni si era trasferita a Parigi. Si sentivano saltuariamente e ogni tanto si scrivevano qualche lettera, ma nulla più. Nonostante la vita che conduceva fosse piuttosto monotona, Tania non si lamentava. Era sola, è vero, ma era abituata così e la situazione non le pesava più di tanto. E poi aveva una grande passione: la lettura. Amava leggere più di qualunque altra cosa e ogni momento libero era dedicato a quello. Andava regolarmente in biblioteca e qui prendeva in prestito svariati libri, di generi diversi. Il suo sogno era quello, un giorno, di aprire una libreria tutta sua, magari con un angolino riservato ai clienti per leggere e sorseggiare un tè o un caffè in santa pace, lontani dalla frenesia della città. Magari fosse riuscita a realizzarlo! Le servivano dei soldi, ma con lo stipendio che guadagnava riusciva a malapena a coprire tutte le spese, figuriamoci metterne qualcuno da parte e poi per un sogno così grande… Però i sogni non hanno prezzo, perciò perché non continuare a volare con la fantasia?!

Fu un incontro con una persona speciale a cambiarle la vita. Era un venerdì. In pausa pranzo Tania era solita tornare a casa, ma quel giorno aveva voglia di prendere un po’ d’aria, così si sistemò su una panchina in un parco lì vicino. Era intenta a leggere, quando sentì una voce esile al suo fianco: “Non le dispiace se mi siedo qui?”. Tania alzò gli occhi e vide una signora anziana, ma molto distinta che la osservava sorridente.
“Nessun problema, prego!”, rispose.
“Cosa sta leggendo così concentrata?”.
“Le parole che non ti ho detto di Nicholas Sparks, il mio autore preferito”.
“Appassionante, eh? L’ho letto anche io un paio di anni fa… Mi è piaciuto davvero molto!!”.
Tania, a quel punto, chiuse il libro e iniziò a conversare con la simpatica “nonnina”. Scoprì che si chiamava Benedetta e che aveva 85 anni, portati splendidamente. Ogni giorno, a quell’ora, era solita fare due passi per digerire pranzo, prima di rientrare a casa per una pennichella.
“Allora Tania, come mai hai lo sguardo così triste?” le chiese a un certo punto.
La ragazza iniziò a raccontarle la sua vita, le frustrazioni sul lavoro, la sua solitudine. Quella donna che non conosceva affatto, le dava fiducia, così si confidò come non le capitava da ormai molto tempo.
“Povera ragazza!! Perché ogni tanto non passi a trovarmi? Abito giusto lì dietro” e le indicò il palazzo nel quale risiedeva.

Da quel momento, quasi ogni giorno, Tania e Benedetta si incontravano al parco o a casa dell’anziana signora, o al bar. Trascorrevano così qualche minuto in compagnia, parlando del più e del meno. Tania si affezionò tantissimo, tant’è che iniziò a chiamarla affettuosamente “nonna”. Benedetta le raccontò che anche lei un tempo aveva una bella famiglia, ma ora non le restava più nessuno: suo marito era morto dieci anni fa, e il figlio – ormai quarantenne – viveva in Germania e tornava in Italia solo in occasione del Natale. Insomma, era sola anche lei. 

Quei momenti divennero preziosi per entrambe. Spesso la gente che le vedeva passeggiare, le scambiava per nonna e nipote. Tania le parlò anche del suo sogno, del suo amore sviscerato per i libri che, neanche farlo apposta, erano anche la passione e il passatempo preferito di Benedetta la quale, a casa, aveva una libreria ben fornita. 

Intanto, tra una chiacchiera e l’altra il tempo passava e giunse dicembre. Faceva piuttosto freddo e le strade erano tutte imbiancate. Benedetta non se la sentiva di uscire, così era sempre Tania che nella pausa pranzo e, a volte, anche a cena passava da lei. Era un periodo in cui entrambe si sentivano tristi. Il Natale, si sa, è fatto per stare in compagnia della propria famiglia, dei propri cari. A rendere ancora più triste il periodo quell’anno, fu la telefonata del figlio di Benedetta che la informò della sua impossibilità a rientrare, causa un’improrogabile riunione di lavoro proprio a ridosso di Natale. Non lo diede a vedere, ma Tania si accorse di quanto ci fosse rimasta male. Fu in quel momento che le propose di trascorrere quel giorno insieme. Sarebbero andate alla Messa delle 10 e poi avrebbero pranzato e chiacchierato per il resto della giornata. Benedetta accettò immediatamente. ‘Che tenerezza vedere una donna della sua età così felice’ pensò Tania. Era il primo anno, da quando era andata a vivere da sola, che avrebbe trascorso le festività in compagnia.

Quella mattina, come da accordi, Tania si recò dalla sua acquisita nonnina alle 9.30. Insieme si recarono alla chiesa poco distante dove assistettero alla Messa. Poi rientrarono a casa dove pranzarono chiacchierando allegramente e cercando di non pensare a nulla che avrebbe potuto rovinare quel giorno meraviglioso. A metà pomeriggio Tania le diede il regalo. Aveva trovato in un negozio poco distante una sciarpa, un cappello e un paio di guanti di lana. Le sue finanze non le avevano permesso di eccedere, ma Benedetta apprezzò tantissimo quel gesto e la ringraziò. Ora toccava a lei.

“Ascolta Tania, mettiti il cappotto che dobbiamo uscire” le ordinò.
“Uscire? Ma fa piuttosto freddo fuori. Cos’è? Vuoi già provare il mio regalo?” chiese stupita Tania.
“Non fare storie e andiamo!” disse con un tono che non ammetteva repliche.
“Come vuoi”.
Tania non aveva idea di dove volesse andare, ma la accontentò. Uscite, svoltarono subito a destra, proseguirono per un centinaio di metri raggiungendo il palazzo a fianco. Si fermarono davanti a una serranda di un negozio abbassata.
“Eccoci arrivate” disse con emozione Benedetta.
“Arrivate? Ma qui non c’è nulla, se non un negozio chiuso e abbandonato” replicò Tania, sempre più incuriosita.
“Sì, hai ragione. Tieni queste chiavi, apri e alza la serranda, non deve essere troppo pesante”.

Tania decise di non farsi più domande ed eseguì gli ordini.
Senza troppa fatica tirò su la serranda, poi aprì la porta. Si trovò all’interno di un negozio non eccessivamente grande e completamente vuoto. 

“Eccoci!” disse con voce sognante Benedetta. “Questo era il regno di mio marito. Era un calzolaio molto in gamba, sai? Era qui che passava le sue giornate e aveva una marea di clienti che gli erano molto affezionati… Io venivo spesso ad aiutarlo. Quando è andato in pensione non ha voluto venderlo e ha continuato a riparare scarpe solo più agli amici. Non poteva farne a meno. Poi, una volta morto, mio figlio voleva disfarsene, ma per fortuna non ho voluto sentire ragioni!! Ora ho preso una decisione: voglio che tu apra la tua libreria qui. Cosa ne pensi?”.
Seguì un momento di silenzio. Tania rimase senza parole! Il suo sogno stava forse prendendo forma?
“Benedetta… non posso accettare!! Riesco a malapena a pagarmi l’affitto del monolocale in cui abito, un altro sarebbe troppo… Ti ringrazio davvero tanto, sarebbe stupendo, ma non posso”.
“Cara ragazza, non voglio nessun affitto. Il negozio è tuo. Ho già fatto anche tutte le pratiche burocratiche, onde evitare poi problemi futuri con mio figlio. Ora puoi farne cosa vuoi, ma se apri la libreria, sappi che sarò una tua cliente fissa!”.

Tania era sempre più stupefatta!! Quello era il suo più bel Natale. Non solo lo aveva trascorso in compagnia, ora si ritrovava anche proprietaria di un negozio che, con un po’ di lavoro, avrebbe potuto trasformare in libreria!!! Non ci poteva credere. Non sapendo cosa dire, l’abbracciò forte.

Da quel giorno la sua vita cambiò. Andava al lavoro senza più ansia, la sera la dedicava interamente a progettare il suo sogno. Benedetta le presentò anche un ragazzo giovane, figlio di una sua amica, che lavorava in banca e che, con molta pazienza, le diede un po’ di ragguagli su un mutuo che doveva fare per poter iniziare i lavori. Non era mai stata così felice!

Trascorsero tre mesi durante i quali ogni momento libero Tania era in negozio. Benedetta, spesso e volentieri, la raggiungeva aiutandola nei lavori meno pesanti. Sistemarono le scaffalature, crearono un angolo-lettura con due tavolini e poltroncine. Sua “nonna” riprese in mano l’uncinetto e creò degli splendidi centrotavola per abbellirli. 

Intanto Tania si licenziò dalla concessionaria, lasciando in difficoltà titolari e colleghi che, presi alla sprovvista, si resero conto di quanto lei fosse indispensabile e cercarono in tutti i modi di dissuaderla dall’andarsene. Tania non fece una piega. Sapeva che con la libreria stava facendo un salto nel buio, ma nella vita bisogna correre dei rischi. Lei amava i libri, amava leggere più di qualunque altra cosa ed era convinta che ce l’avrebbe fatta. Lo doveva a lei stessa e a Benedetta, la persona che ormai lei definiva “il suo angelo”. Era lei, infatti, che l’aveva spronata a non lasciarsi sopraffare dall’arroganza degli altri e a rincorrere, a costo di enormi sacrifici, i propri sogni. Era lei che le aveva fatto capire che nella vita non bisogna mai lasciarsi abbattere. Insomma… da quando le loro strade si erano incrociate, era stato tutto un percorso in salita. Tania non si era più sentita sola, al contrario aveva trovato una persona che non solo la ascoltava, ma le dava preziosi consigli e la spronava a non farsi mettere i piedi in testa, a non chiudersi in se stessa, a combattere per ciò in cui credeva. E quando aveva imparato a vedere il bicchiere mezzo pieno, ecco che le aveva fatto una sorpresa bellissima. Ora ne era sicura: qualcuno da lassù le aveva mandato quell’angelo e lei ne era profondamente riconoscente.

Arrivò metà aprile. Tutto era pronto per l’inaugurazione. La libreria venne chiamata “Il sogno”. Quel giorno furono molte le persone che si presentarono. Benedetta tenne un discorso nel quale elogiò la caparbietà e le capacità della sua nipote acquisita Tania. Questa nuova attività la fece rinascere. Tania sembrava più bella. Ogni giorno, prima di aprire il negozio, passava dal suo angelo, poi si recava in libreria. Qui sistemava i nuovi libri arrivati, li catalogava, effettuava gli ordini e chiacchierava amabilmente con chiunque si presentasse. L’angolo-lettura ebbe uno strepitoso successo e divenne un luogo di ritrovo soprattutto per le persone non più giovani che volevano trascorrere due ore leggendo in compagnia. 

Osservando la “sua creazione” Tania ripensò al suo passato, alle difficoltà riscontrate, alle ingiustizie subite, alla solitudine che per molti anni l’aveva accompagnata. E si rese conto che era stato proprio il suo grande amore per i libri a farle cambiare in meglio la propria vita. Un amore incondizionato, ricco di emozioni. Un amore a cui si era aggiunto il grande affetto per una donna straordinaria. Un amore che le aveva fatto incontrare il suo angelo e le aveva regalato una nuova vita!!

Elvira Tonelli

martedì 24 dicembre 2013

IL REGALO PIU’ GRANDE di Elvira Tonelli



C’era una volta una signora anziana che viveva sola in una casetta isolata situata su una collina di un piccolo paesello. Abitava lì da ben 50 anni, ossia da quando si era sposata. La sua dolce metà, purtroppo, non c’era più. Non avevano avuto figli.
Lei veniva descritta come una pazzerella che aveva rifiutato la proposta del Comune di trasferirsi in casa di riposo ed era conosciuta come “l’eremita”.


Una ragazza un giorno stava facendo una passeggiata quando scoppiò un temporale violento. Era bagnata fradicia e faticava a vedere la strada. A un certo punto notò una casetta. 

Pensando fosse disabitata non ci pensò due volte e si incamminò in quella direzione. Giunta a destinazione vide che la porta non era chiusa a chiave, la aprì ed entrò. 

“Buongiorno signorina, ti serve aiuto?”. Fu questo il saluto dell’anziana donna. La giovane si spaventò a morte e urlò, ma venne subito tranquillizzata. 

“Stai calma, io abito qui. Non chiudo mai a chiave la porta perché, di solito, non viene nessuno. Vedo che sei tutta bagnata. Ti prendo un asciugamano. Se vuoi andare in bagno a darti una sistemata…”. 

La giovane riuscì solo a dirle “Grazie”. 

Dopo qualche minuto uscì dal bagno asciutta e con indosso un accappatoio. Nel frattempo la donna aveva provveduto a sistemare i vestiti fradici vicino alla stufa a legna che emanava un calore avvolgente. 

La casa era disadorna, fornita soltanto dello stretto necessario: un tavolo con due sedie, la stufa, un piccolissimo frigorifero, e un mobiletto a due ante che conteneva stoviglie e canovacci. Il bagno era piccolo e freddo, dotato di una vasca, un lavandino e il gabinetto. Non un mobile, non uno specchio, nulla. Accanto vi era un’altra porta che, si presumeva, conducesse alla camera da letto. 

La giovane rimase stupita nello scoprire che la signora abitava da sola in quella “catapecchia” e si rese conto di essere finita da quella che in paese chiamavano “l’eremita”. Fu ancora più meravigliata nello scoprire quanto fosse gentile e simpatica, al contrario di come veniva descritta da tutti: bisbetica, mezza strega, ecc. 

Rimase da lei un paio d’ore aspettando che finisse il temporale e che i suoi vestiti asciugassero. Tra una chiacchiera e l’altra, sorseggiò una tazza di the alla menta e dei biscottini fatti a mano, veramente gustosi. Ascoltò attentamente tutta la storia della donna: una vita di amore, fatica e sacrifici. 

Ancora adesso, alla sua età, doveva arrangiarsi per mangiare e non sprecare nulla, anche perché c’era un uomo di mezza età, dipendente comunale, che era stato in caricato di fare la spesa e di portargliela una volta ogni due settimane. Dopodiché si doveva aggiustare ed è per questo che aveva dovuto imparare, a conoscere tutte le erbe e i fiori e a sfruttarne le capacità nutritive.  

La ragazza non poté fare a meno di domandarle come mai continuasse a vivere in quel posto così isolato, tutta sola. La risposta dell’anziana la lasciò senza fiato: “E’ vero. So di sembrare a tutti una povera pazza, è vero che mi sento sola, non ho nessuno con cui parlare, se non le quattro gallinelle che ho là fuori,  le giornate sono lunghe e quando fa brutto tempo che non posso uscire, addirittura eterne, ma qui ho vissuto con il mio grande amore. E’ qui che ci siamo voluti bene, amati alla follia, ed è qui che morirò, come ha fatto mio marito”. 

Da quel giorno, la giovane si ritagliava un paio d’ore ogni fine settimana e, a piedi, raggiungeva la “capanna dell’eremita”, come volle definirla, nonostante il parere contrario dei genitori e dei suoi amici. Lei, però, voleva trascorrere del tempo con la donna che quel giorno la “salvò” da quel brutto temporale. E poi le piacevano le storie che le raccontava, amava osservare l’abilità con cui ricamava, la bravura nello sfornare dolci buonissimi e dal profumo inebriante.

 Il loro incontro aveva permesso all’eremita di lasciare da parte la malinconia e di trovare di nuovo la voglia di sorridere alla vita. I giorni che trascorreva sola durante la settimana non le pesavano più, perché attendeva con ansia il sabato per poter ascoltare tutte le peripezie della ragazza, la quale era diventata un po’ come una nipote per lei. 

A Natale poi la giovane le fece davvero una grande sorpresa. Le propose di trascorrere la festività con la sua famiglia che, nel frattempo, vedendo quanto la figlia si fosse affezionata a questa strana signora, si era addolcita un po’ e aveva accettato di invitarla a pranzo. 

L’eremita inizialmente non volle saperne di abbandonare, anche solo per un giorno, la sua dimora ma, dopo varie insistenze, non riuscì a rifiutare l’invito della sua nipote acquisita.

Con un po’ di timore e preoccupazione, quella mattina, aspettò la ragazza e, insieme, si avviarono in paese. Conobbe i genitori e il fratello più giovane e si stupì del calore con cui l’accolsero. Mangiarono in allegria, chiacchierarono molto e l’anziana non faticò assolutamente a integrarsi nella famiglia. Terminato il pranzo gustarono i biscotti che aveva fatto con le sue mani, e che furono apprezzati moltissimo da tutti. 

Fu una giornata davvero speciale per l’eremita. Stare in compagnia e, soprattutto, sentirsi amata, fu per lei il regalo più grande, il vero miracolo del Natale.

A NATALE REGALIAMO DEL TEMPO alle persone che amiamo, alle persone sole. Certe volte stare in compagnia aiuta di più che ricevere un regalo. 

AUGURI A TUTTI!

sabato 21 dicembre 2013

BUON NATALE A TUTTI QUELLI CHE…





A tutti quelli che sono soli, hanno freddo, dormono per strada
A tutti quelli che hanno perso il lavoro e sono disperati
A tutti quelli che hanno perso la speranza, la gioia di vivere
A tutti quelli che sono in ospedale
A tutti quelli che non mollano, nonostante tutto
Ma anche…
A tutti quelli che sono egoisti, arroganti, ipocriti
A tutti quelli che si sentono arrivati e superiori agli altri
A tutti quelli che pensano solo a se stessi
A tutti quelli che non si commuovono di fronte al sorriso di un bambino,
allo scodinzolare felice di un cucciolo, a un cielo stellato, a un paesaggio innevato.
A tutti, ma proprio a tutti AUGURI DI BUON NATALE,
perché la gioia, la serenità, l’allegria e l’amore di questo giorno
invada anche i cuori più aridi, i caratteri più duri.
Il Natale è un momento magico
Che va vissuto con lo spirito giusto
Lasciando da parte vecchi rancori, le gelosie e tutte le cose brutte e negative
E lasciandosi avvolgere dall’atmosfera meravigliosa che si porta dietro,
dalle luci che, a milioni, invadono le nostre città, i nostri cuori.
Insomma… lasciamoci tutto alle spalle e viviamo questo Natale con gli occhi innocenti di un bambino
Che gioisce di fronte a un albero addobbato e si riempie di meraviglia osservando le statuine di un presepe!
AUGURI  A TUTTI!!!!!

Elvira

sabato 14 dicembre 2013

E’ NATALE…



Il Natale si sta avvicinando e tu lo vivrai per la prima volta. I tuoi occhi scruteranno le luci, i colori e, curiosi, cercheranno di catturare ogni sfumatura di questa festività oggi troppo commerciale. 



Il Natale non è più quello di un tempo. Oggi non si respira più la gioia, l’amore, la serenità. Oggi si respira solo odio, arrivismo, violenza, ingiustizia.

Il Natale è il miracolo dell’attesa, della nascita, della vita che continua. Oggi il vero miracolo sarebbe poter vivere tutto questo. 

Per Natale ognuno di noi dovrebbe ricevere come dono una pagina bianca, per avere la possibilità di ricominciare tutto da capo, di ripartire da quell’epoca dove ogni giorno era una scoperta, una novità, e dove la pace e l’amore erano i sovrani della storia.

Poi tutto è cambiato ed è cominciato il declino verso questa società sempre più corrotta, sporca, piena di ipocrisia.

Ma ecco che si accendono le luminarie di questo albero che mi porta a rivivere il Natale con gli occhi innocenti di un bambino che aspettava con trepidazione la sera della vigilia per scoprire i doni che il Salvatore avrebbe lasciato e il giorno di Natale per stare insieme a tutta la famiglia riunita e condividere, durante il pranzo, le gioie e le vicissitudini degli ultimi tempi. 

Questo è lo spirito giusto con cui prepararsi alla festività ormai imminente: quello dell’attesa, ma un’attesa sincera, pura, vera.

Tu, figlia mia, sei ancora troppo piccola per capire ma spero, un giorno, di riuscire a trasmetterti i veri valori del Natale: non rabbia, soldi, regali grandi, ma la voglia di stare insieme, di ridere, scherzare, abbracciarsi e volersi bene. 

Sei la mia vita, la nostra vita, sei la vita che continua e spero per te ogni bene. Vorrei vederti crescere serena, generosa, attenta ai bisogni dei più sfortunati. Non sarà facile insegnarti tutto ciò, ma ci proverò, stanne certa e farò del mio meglio per saperti felice. Sicuramente sbaglierò, ma saranno errori non voluti. E sbaglierai anche tu. Gli errori insegnano a crescere, dicono. E tu, come tutti, inciamperai ma tuo papà ed io saremo sempre al tuo fianco e per aiutarti a rialzarti e a proseguire più forte di prima.  

Buon Natale tesoro mio!!!

lunedì 2 dicembre 2013

UN DONO SPECIALE

Ti osservo. Il tuo viso così dolce trasmette una tenerezza disarmante, i tuoi occhietti vispi iniziano a scoprire il mondo, la tua bocca è così piccola e delicata, la tua pelle ha un profumo buonissimo, le tue manine si muovono, stringono, si aprono, cercano un contatto con chi ti sta intorno. I tuoi sorrisini svelano la tua innocenza... Sei così bella... Un tesoro grande per tutti noi... Un dono speciale...