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lunedì 9 febbraio 2015

UN REGALO PER VOI: IL SECONDO CAPITOLO DE "IL SOLE ORA SPLENDE"

In attesa dell'uscita della seconda edizione del romanzo "IL SORRISO INNOCENTE DELL'AMORE", ecco a voi il mio racconto "IL SOLE ORA SPLENDE". Oggi vi propongo il CAPITOLO 2:


Raffa la riaccompagnò a casa.
«Te la senti di dormire sola? Se vuoi rimango a tenerti compagnia», le disse premuroso.
«Non ti preoccupare. Grazie, ma me la caverò. Nel caso avessi bisogno, stai certo che ti chiamo».
«Ok, ma, mi raccomando, non farti problemi. Per qualunque cosa, sappi che io ci sono», insistette.
Quella notte Jessica dormì poco e male.
Il mattino alle cinque era già in piedi. Dopo una rapida colazione si recò in ospedale. Per strada c’era pochissimo traffico, era ancora presto.
In cinque minuti arrivò e, con tutto il coraggio che riuscì a raccogliere, raggiunse il sesto piano del nosocomio. Appena uscì dall’ascensore, vide il dottore con cui aveva parlato il giorno prima.
«Oh, eccola… Buongiorno signorina. Suo padre si è stabilizzato. Questa mattina lo trasferiamo al quarto piano».
«Buongiorno dottore… che bella notizia, grazie! E ora?», chiese.
«Ora lo tratteniamo almeno una settimana per cercare di stabilizzargli tutti i valori sballati, poi potrà tornarsene a casa. Ovviamente lei dovrà fare in modo che non tocchi più una goccia di alcool. Da adesso in avanti, non si scherza più. Se tornerà a bere non avrà scampo. Già questa volta lo abbiamo salvato in extremis…».
«Certo, farò il possibile. Ci avevo già provato, ma senza risultati», disse Jessica sconsolata.
«Lo immagino signorina, ma ci sono molti modi. Ad esempio si può rivolgere all’associazione alcolisti anonimi. Il difficile sarà convincerlo, ma, a costo di passare per ‘cattiva’ dovrà cercare di farcela».
“Già… la fa facile lui”, pensò Jessica.
Solo lei sapeva com’era veramente suo padre. Lei, che ci conviveva ogni giorno e, appena provava a dirgli di non bere, si prendeva una serie d’improperi che, talvolta, si trasformavano anche in botte, nonostante non facesse nulla di più, se non parlare per il suo bene.
Questa volta, però, sperava che il fatto di essere andato molto vicino a lasciare questo mondo, potesse in qualche modo spronarlo a smettere una volta per tutte.
Si recò al suo capezzale, ma vide che dormiva. Decise di non svegliarlo e andò al lavoro.
Qui nessuno si aspettava di vederla e furono tutti molto gentili. Lei, però, non cercava compassione e, così, dopo le solite frasi di rito, raggiunse la sua postazione e per tutta la giornata non alzò più lo sguardo.
La sera tornò in ospedale e questa volta vide suo padre sveglio. Sembrava così fragile…
«Ciao papà, come ti senti?», chiese.
«Considerando che per un pelo ci lasciavo la pelle… direi bene», rispose lui, con voce flebile.
«Mi hai fatta spaventare. Te l’hanno già detto i medici, qual è l’unica cosa da fare adesso per sopravvivere?».
Non le piaceva dover assumere lo sgradevole ruolo da professoressa, tanto più in questa situazione, ma non aveva scelta.
«Sì, sì… lo so che devo smettere… Ce la metterò tutta, te lo prometto. Hai già avuto così poco affetto tu, che non ti meriti certo di soffrire ancora… Ripensando a tutto quello che ti ho fatto in questi anni, mi vergogno tantissimo, credimi… e ti chiedo scusa. Sono un mostro», concluse, quasi con le lacrime agli occhi.
Jessica non si aspettava di sentire queste parole e si sentì in imbarazzo.
Dimostrare affetto con gesti e parole, non era mai stato nelle corde di suo padre. Lei sapeva che, quando era lucido, le voleva veramente bene, ma ultimamente i suoi attimi di lucidità si erano ridotti notevolmente.
«Non dire così, papà… Il passato non conta. Adesso l’importante è che ti rimetta in sesto», furono le sole parole che riuscì a pronunciare.

Elvira Tonelli
NEI PROSSIMI GIORNI IL CAPITOLO 3!!!

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